Tomas Guzman

Tomas Guzman

Club 12 de Octubre Calcio

Paraguay

Tomas Guzman, raccontaci chi sei e come è nata la tua passione per il calcio.

Sono nato ad Asunción, in Paraguay e sono cresciuto in una famiglia cristiana. Siamo quattro figli: una sorella, la maggiore dei quattro, e tre fratelli. Io sono il secondo dei fratelli e fin da piccolo giocavo a calcio con mio fratello più grande. Giocavamo ovunque, anche in casa. Così, all'età di nove anni, mia madre, esausta dei vasi che rompevamo in casa, ci iscrisse alla scuola calcio. 

Com'è proseguita la tua carriera?

In Paraguay, ho seguito tutta la trafila delle Nazionali giovanili, fino alla Under 15 e alla Under 17. Nel 1999, proprio con la Nazionale Under 17, partecipammo ai Mondiali che si disputarono in Nuova Zelanda. Quell'anno feci una stagione super e a dicembre fui acquistato dalla Juve. A quel punto capii che il calcio poteva diventare la mia professione e che il mio sogno di ragazzino avrebbe potuto concretizzarsi.

Com'è stata l'esperienza in Italia? 

Ho trascorso due anni e mezzo nel settore giovanile della Juve, poi sono passato in prima squadra; ai tempi c'era Lippi come allenatore e mi fece esordire giovanissimo in Champion's League. Poi, un infortunio e diversi interventi alle ginocchia hanno ridimensionato il mio sogno. Dalla Serie A, sono sceso di categoria. Ho cambiato maglia più volte: Ternana, Messina, Crotone, Siena (in serie A), ancora la Juve (ma stavolta in serie B), Spezia e Piacenza, la mia attuale squadra.

C'è una squadra a cui sei legato in modo particolare?

Dico la Juve, di cui sono tifoso. Lì ho avuto l'opportunità di allenarmi e giocare con grandi campioni. Ma anche a Messina ho vissuto una bellissima esperienza, vincendo il campionato.  

Quando hai incontrato Gesù per la prima volta?

È stato a nove anni, durante una manifestazione dedicata a noi bambini e nella quale vennero rappresentate le porte del Cielo e le fiamme dell'Inferno. In quel momento, io capii che non bastava il fatto che ero cresciuto in una famiglia evangelica. Avrei dovuto fare personalmente la mia scelta. Mio papà mi aveva sempre insegnato la Parola con le letture, mia madre mi aveva sempre dimostrato l'amore di Dio con le sue azioni. Ma io non avevo ancora preso una posizione. Così da quel giorno accettai Gesù nella mia vita. 

Come vivi la tua fede nel tuo lavoro di calciatore?

Per me il lavoro non è un momento in cui smetto di essere cristiano, ma è un momento come qualsiasi altro in cui vivere la mia fede. Il lavoro fa parte della mia vita e la mia vita è e vuole essere una vita da credente. Tuttavia non ti nascondo che, sebbene abbia sempre ringraziato Dio per quello che mi ha dato con il calcio, quando ero più giovane mi è capitato di “usare” Dio per i miei scopi. Da ragazzo ero egoista, tutto girava intorno a me ed io lodavo Dio per le cose che andavano bene. Quando poi le cose hanno iniziato ad andare meno bene, a quel punto ho capito meglio la Sua “grazia”. Ho capito che noi siamo fatti per la Sua gloria, e non il contrario! Prima cadevo nell'errore di rivolgermi a Dio per i miei scopi. 

Le prove della vita sono uno strumento di Dio?

Dio ci mette alla prova per farci vedere come siamo, nudi nel nostro peccato, incompleti nella nostra limitatezza, fallaci nei nostri errori. E quando riusciamo a capire questo, allora possiamo aumentare la nostra dipendenza da Lui. Attraverso le prove che Dio mi ha mandato, mi accorsi che Lui non era ancora al primo posto nella mia vita. Ora sì.

Parli spesso ai tuoi compagni di Dio?

Certo. Testimoniarlo non è un dovere, è un piacere. Noi siamo stati lavati dalla Sua grazia e questa notizia bellissima non può rimanere taciuta, deve essere annunciata a chiunque. E quando vedi come opera lo Spirito Santo, è una grandissima gioia. Ho visto il cambiamento in Nicola Legrottaglie, in Roberto Maurantonio e anche in altri compagni ai quali ho potuto parlare di Gesù.

Dio è un padre e tu sei papà di due bellissimi bimbi. Il tuo ruolo di papà ti ha fatto comprendere più da vicino l'amore di Dio?

Certo. Spesso mi sono fatto questa domanda: perché Dio ha deciso di creare l'uomo, sapendo che l'uomo, nel suo essere peccaminoso, lo avrebbe rinnegato? La risposta è questa: Dio ci ha creati per due motivi: per la sua gloria e per amarci. Quando io e mia moglie decidemmo di avere dei figli, sapevamo che ciò avrebbe significato meno tempo libero per noi. Ma l'amore che avevamo tra di noi era così grande che doveva essere espresso e donato ad altre creature. Sapevamo che con i figli avremmo fatto sacrifici, ma sapevamo anche che l'amore per loro sarebbe sempre stato più forte di ogni rinuncia.

Perché non tutti gli esseri umani riconoscono o cercano Dio?

La nostra natura peccatrice ci allontana dalla ricerca spirituale, si ribella a Dio. Siamo orgogliosi e fatichiamo ad ammettere che da soli non ce la facciamo, che abbiamo bisogno di “qualcuno”. Siamo legati dalle distrazioni del mondo materiale e in esso spesso rifugiamo i nostri piaceri o i nostri obiettivi. Ma Dio dice che “Chi si umilia, sarà innalzato. E chi si innalza, sarà umiliato”.

Cosa consigli a chi sta già intraprendendo un percorso di ricerca spirituale?

Frequentate persone che vi indirizzino a Dio, che vi possano parlare di Lui. La fonte è la Parola. Leggete la Bibbia! La Bibbia è il “manuale di istruzioni” per conoscere Dio.

C'è un versetto della Bibbia che vuoi citare?

In questo periodo, mi piace molto ricordare Galati 2:20 - “Sono stato crocifisso con Cristo: non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me! La vita che vivo ora nella carne, la vivo nella fede nel Figli di Dio, il quale mi ha amato e ha dato sé stesso per me”.

A cura di Silla Gambardella

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Leggi anche l'intervista fatta nel 2006:

Com’è iniziata la tua carriera?

Fin da bambino giocavo in casa col mio fratello maggiore e  siccome rompevamo tutte le piante di mia madre, mio padre saggiamente decise di mandarci alla scuola di calcio. Avevo quindi 9 anni quando ho iniziato a giocare.

Raccontaci com’è stata l’emozione di giocare in nazionale under 17 e 20 col Paraguay:

E’ stata un’emozione davvero forte, visto che era uno dei mie sogni. Mi ricordo che sarei stato visto per  la prima volta dai miei parenti e amici in televisione. E’ stata anche la prima volta che ho giocato davanti a 50.000 persone nelle qualificazioni under 17 in Uruguay, ed è stato il mio primo mondiale sempre con l’under 17. Ringrazio ancora oggi Dio perché mi ha permesso di vivere cose belle nell’ambito calcistico.

Poi sei venuto al settore giovanile della Juventus, come hai vissuto questa prima esperienza? Sei riuscito ad abituarti subito?

Devo dire che il primo mese è stato davvero duro, venivo da un paese caldo e mi sono trovato col freddo  di Torino a dicembre, poi non ero abituato agli allenamenti cosi duri e ai ritmi cosi alti, quindi, non è stato facile. Per quanto riguarda l’adattamento con la squadra direi che mi hanno accolto bene, quindi, non ho avuto nessun problema anche perché una volta imparata la lingua è stato tutto molto più facile.

Sappiamo che sei andato in prestito in varie squadre di serie B come Messina, Ternana Crotone,e Siena in serie A , raccontaci un po’ di ogni esperienza o se è successo qualche episodio in questo periodo:

Innanzitutto devo dire che mi sono trovato davvero bene in ogni città dove ho giocato. Mi è servito per crescere nel mio lavoro essendomi state date più opportunità di giocare, ho potuto instaurare nuove amicizie e ho conosciuto meglio l’Italia. E’ stato importante e bello vincere il campionato di serie B col Messina,la quale non raggiungeva questo traguardo da circa 36 anni,e mi ricordo che in quell’occasione le strade della città erano piene di gente che festeggiava con grande gioia.

Ora sei tornato alla Juventus per giocare in serie B, come stai vivendo questa nuova sfida?

Non pensavo di ritrovarmi a giocare nella Juve anche se ho sempre avuto questo desiderio. La sto vivendo molto bene e cerco di migliorare sotto l’aspetto calcistico, visto che ci sono grandi campioni. Non è per niente semplice giocare, però con pazienza e perseveranza arriverà il momento. Comunque ringrazio Dio perché per me trovarmi in questa squadra è davvero un sogno.

Raccontaci com’è stata la tua prima esperienza con Gesù Cristo e cosa LUI ha cambiato nella tua vita.

Avevo solo 9 anni quando in una chiesa in Paraguay un gruppo di persone dagli Stati Uniti ha fatto una scenetta che si chiamava “Le porte del cielo e le fiamme dell’inferno”. Alla fine dello spettacolo hanno fatto l’appello e sono andato avanti. Quella sera ho chiesto al Signore Gesù di entrare nella mia vita e l’ho accettato come il mio personale salvatore. Da quel momento ho sempre avuto la certezza che sia nei momenti belli che in quelli brutti il Signore è con me, Lui mi ha dato la pace e la serenità oltre alla salvezza e ancora oggi dico che nonostante la mia giovane età è stata la scelta più saggia della mia vita.

Con i tuoi compagni di squadra parli di Dio?

Si, uno dei compiti che abbiamo come credenti è quello di essere testimoni in questo mondo delle cose che Gesù ha fatto nella nostra vita. Personalmente chiedo al Signore di aprire le porte per poter parlare di Lui ai miei compagni e di aiutarmi a vedere chi ha un vero interesse in Lui.

Come ti senti ad essere un Atleta di Cristo?

Mi sento fortunato ad essere un figlio di Dio e poter condividere questa fede con altre persone dello sport. E’ davvero un onore servire il Signore anche nell’ambito sportivo.

Ora sei sposato, com’è la tua vita fuori dal terreno di gioco? Quale chiesa frequenti e come ti senti in questa chiesa?

Si, sono felicemente sposato da quasi un anno e mezzo con Sara e ringrazio a Dio per la sua vita. Fuori dal calcio mi piace molto andare al cinema e mangiare la pizza, mi piace cantare e suonare la chitarra e mi piace molto leggere, soprattutto la Parola. Frequento la Chiesa Via Latina di Collegno (TO), l’anziano si chiama Luigi Sgro e mi sento davvero a mio agio in questa comunità, ho tanti amici ed è proprio in questa Chiesa che ho conosciuto Sara, mia moglie.

Se tu avessi 5 minuti per parlare di tutto ciò che Gesù Cristo ha cambiato nella tua vita, cosa diresti? 

Posso dire che grazie a Gesù sono cambiato caratterialmente perchè prima ero molto impulsivo e violento e non avevo pazienza, cercavo di risolvere nella vita come in campo ogni cosa in modo violento. Oggi posso dire che grazie all’opera dello Spirito Santo sono migliorato e in più Lui mi ha dato oltre alla salvezza, la pace, la gioia e la serenità che nessun altro può dare.